Per chiudere l’anno con una nota positiva ti basta una sera: ripercorri il 2026 guardando con onestà la tua situazione attuale, poi fissa al massimo tre obiettivi per il 2027. Scrivi ogni buon proposito come un passo verso qualcosa, non come un divieto, e legalo a un piano preciso del tipo «se… allora…». Infine scegli una persona che durante l’anno ti chieda a che punto sei.
A fine gennaio 2026 YouGov ha intervistato 1.051 adulti italiani: l’87% si era dato almeno un buon proposito per l’anno nuovo, ma solo il 7% dice di essere sempre riuscito a mantenere i propri propositi. Gli studi raccolti qui sotto spiegano come scriverli perché reggano oltre febbraio.
Perché l’anno nuovo dà una spinta (e non serve aspettare il 1º gennaio)
Hengchen Dai, Katherine Milkman e Jason Riis, della Wharton School, chiamano fresh start effect (effetto nuovo inizio) la spinta a cambiare che arriva con le date-spartiacque. Nel loro studio del 2014, negli Stati Uniti le ricerche su Google della parola «diet» salivano dell’82,1% a inizio anno e del 14,4% a inizio settimana. Nella palestra di un’università americana, invece, la probabilità di andarci cresceva dell’11,6% a inizio anno e del 33,4% a inizio settimana. Sono dati americani, ma l’indicazione è pratica: ogni lunedì può fare da piccolo Capodanno, e se un proposito salta a febbraio puoi ripartire il lunedì dopo.
Per approfondire questo tema, leggi Migliorare la salute mentale in 11 passi e Coppie felici: cosa fanno di diverso?
Anche fare un proposito sembra servire. Uno studio dell’Università di Scranton ha seguito 159 persone con un proposito di Capodanno e 123 persone simili che volevano cambiare più avanti: dopo sei mesi ce la faceva ancora, senza interruzioni, il 46% delle prime contro il 4% delle seconde. È uno studio americano pubblicato nel 2002, con risultati dichiarati dai partecipanti e gruppi non formati per sorteggio: un indizio forte, non una prova. Tra chi aveva un proposito, la fiducia di farcela e la disponibilità a cambiare misurate prima del 1º gennaio prevedevano chi ce l’avrebbe fatta: dicembre serve a prepararsi.
Il bilancio di fine anno in 7 passi
Ti servono un’ora o poco più, un quaderno e un posto dove nessuno ti interrompa. Scrivi tutto: a febbraio ti farà comodo rileggerlo.
1. Raccogli i ricordi del 2026
Scorri da gennaio il calendario e la galleria del telefono: riaffiorano viaggi e piccoli successi che avevi già dimenticato. Annota tutto alla rinfusa.
2. Ripassa l’anno mese per mese
Scrivi dodici righe, una per mese. Poi cerchia i tre momenti migliori e i tre peggiori e chiediti: chi c’era nei giorni belli? E chi in quelli difficili?
3. Guarda la tua situazione attuale
Dai un voto da 1 a 10 a otto aree della tua vita, con una frase che lo motivi: salute, amore, famiglia, amicizie, lavoro o studio, soldi, tempo libero, radici e comunità. Poi cerca la distanza più grande tra il voto e quello che vorresti: un 5 in salute che ti pesa conta più di un 6 in soldi che ti lascia indifferente. Lì, di solito, c’è il tuo primo obiettivo.
4. Scrivi fino a cinque cose per cui sei grato
In uno studio pubblicato nel 2003, Robert Emmons e Michael McCullough hanno diviso circa duecento studenti universitari in tre gruppi: ogni settimana uno scriveva «fino a cinque cose» per cui era grato, gli altri annotavano seccature o fatti neutri. Rispetto al gruppo delle seccature, quello della gratitudine valutava meglio la propria vita, era più ottimista e faceva quasi un’ora e mezza di attività fisica in più a settimana; l’umore generale, invece, non è sembrato cambiare. Scegli cose precise («la telefonata di mia sorella dopo il colloquio andato male», non «la famiglia») e ripeti l’esercizio ogni domenica di gennaio.
5. Decidi cosa lasciare nel 2026
Scrivi una cosa che hai imparato e un peso che smetti di portarti dietro, poi ringrazia qualcuno con un messaggio prima del 31 dicembre. Se l’anno si è chiuso con una separazione, ecco otto passi per riprenderti da una rottura.
6. Immagina la versione migliore di te a fine 2027
Per un quarto d’ora scrivi come sarà la tua vita tra un anno se tutto andrà come speri, grazie al tuo impegno. Secondo una meta-analisi del 2019 (29 studi, 2.909 partecipanti, per lo più studenti universitari), questo esercizio, il best possible self, ha mostrato effetti che gli autori definiscono medi su benessere e ottimismo e più ampi sulle emozioni positive. Più avanti ci aggiungerai l’ostacolo.
7. Scegli al massimo tre obiettivi
Riparti dalle aree del passo 3 con la distanza più grande. Nell’esperimento svedese descritto qui sotto i partecipanti avevano in media 1,8 propositi: uno o due vanno benissimo, tre sono già tanti.
Fissa degli obiettivi: come scrivere i buoni propositi 2027 perché durino
Uno degli esperimenti più ampi sui buoni propositi l’hanno condotto ricercatori dell’Università di Stoccolma e di altri due istituti svedesi: hanno seguito per un anno 1.066 volontari e i loro propositi per il 2017, e hanno pubblicato i risultati nel 2020. A dodici mesi si considerava riuscito il 55% di chi aveva risposto all’ultimo questionario: un successo autovalutato, ma lontano dall’idea che i propositi muoiano tutti a febbraio.
Scrivi il proposito «verso» qualcosa, non «contro»
Nello stesso studio chi aveva un obiettivo di avvicinamento («iniziare a…») si considerava riuscito nel 58,9% dei casi, chi ne aveva uno di evitamento («smettere di…») nel 47,1%. È un’associazione, non una prova, ma cambiare le parole non costa niente.
| Invece di | Scrivi |
|---|---|
| Smettere di scrollare il telefono a letto | Leggere dieci pagine prima di dormire |
| Mangiare meno schifezze | Portare il pranzo da casa tre giorni a settimana |
| Basta litigare con mio padre | Chiamare mio padre ogni domenica, anche solo per dieci minuti |
| Non restare single un altro anno | Conoscere una persona nuova al mese |
Aggiungi un piano «se… allora…»
Gli psicologi Peter Gollwitzer e Paschal Sheeran chiamano questi piani «intenzioni di implementazione»: decidi in anticipo quando, dove e come agirai. Nella loro meta-analisi del 2006, su 94 test indipendenti, l’effetto sul raggiungimento degli obiettivi era da medio a grande (d = 0,65). Per esempio: «se è martedì e sono le 18:30, allora mi metto le scarpe ed esco a camminare».
Immagina l’ostacolo prima che arrivi
Il gruppo di Gabriele Oettingen ha osservato che fantasticare soltanto su un futuro positivo riduce l’impegno. Il metodo WOOP (wish, outcome, obstacle, plan) parte da qui: desiderio, risultato, poi l’ostacolo più probabile e il «se… allora…» per superarlo. Secondo una meta-analisi del 2021 (21 studi, 15.907 partecipanti) l’effetto di questa tecnica è da piccolo a medio (g = 0,336), e per un certo bias di pubblicazione quello reale potrebbe essere più piccolo, avvertono gli autori. Esempio: «se alle sette di sera piove, allora niente corsa e mezz’ora di cyclette».
Trova una persona che ti sostenga e fai un piano semplice
Lo studio svedese confrontava tre gruppi. Il primo, di controllo, riceveva informazioni generali e tre questionari nell’anno. Il secondo, in aggiunta, indicava per nome una persona che lo avrebbe sostenuto, faceva un controllo mensile e riceveva una mail su come gestire gli ostacoli. Il terzo aveva tutto questo più il pacchetto completo: obiettivi SMART (specifici, misurabili, accettati, realistici, con scadenza), formulazione «verso», sei tappe intermedie e tre mail in più. Il secondo gruppo ha fatto meglio, di poco, di entrambi gli altri; il terzo non ha superato il controllo, forse perché, ipotizzano gli autori, sei tappe intermedie sono anche sei scadenze da mancare.
È un solo studio, ma il consiglio che ne ricaviamo è semplice: un piano corto, una persona a cui raccontarlo e un promemoria il 1º di ogni mese.
Esempi di buoni propositi per il 2027
Nel sondaggio YouGov il 40% degli intervistati voleva leggere di più, il 32% stare più all’aria aperta e il 22% fare yoga, pilates o meditazione. Qualche proposito scritto con queste regole:
- Leggere dieci pagine ogni sera: in un anno sono circa 3.650, una dozzina di libri.
- Camminare mezz’ora all’aperto il sabato mattina, con qualsiasi tempo.
- Fare dieci minuti di respiro lento con il primo caffè, prima delle notifiche. Altre idee negli 11 passi per la salute mentale.
- Fare una videochiamata ai nonni in Albania o in Kosovo ogni domenica.
- Cucinare con i figli un piatto della tradizione al mese, dal byrek alla tavë kosi.
- Imparare dieci parole di albanese a settimana, se il partner è albanese e tu no.
Il bilancio di coppia: cinque domande per chiudere l’anno insieme
Il Marriage Checkup di James Cordova, psicologo della Clark University, è un check-up annuale della coppia, come quello dal medico. In uno studio randomizzato del 2014 su 215 coppie sposate statunitensi, chi lo faceva con un terapeuta (due incontri di circa due ore) all’inizio e di nuovo dopo un anno mostrava più intimità e si sentiva più accettato dal partner di chi era in lista d’attesa. Era però un check-up guidato da professionisti, con partecipanti bianchi al 93%: la versione fatta in casa qui sotto si ispira a quello studio, ma nessuno l’ha testata.
Scegli con il partner una sera senza ospiti, con i telefoni in un’altra stanza. Si parla uno alla volta, e chi ascolta riassume prima di rispondere.
- Qual è stato il nostro momento più bello del 2026?
- Quale mio gesto di quest’anno ti è rimasto dentro?
- Che cosa vorresti che facessimo più spesso nel 2027?
- Quale piccola cosa cambierò io?
- Quale cosa nuova proviamo a fare insieme?
Alla quarta domanda ognuno risponde per sé, mai per l’altro. Se la conversazione si scalda, rimandala al giorno dopo e leggi questi sette consigli per una comunicazione efficace nel matrimonio.
Ringrazia il partner, con precisione
Sara Algoe e due colleghe hanno seguito giorno per giorno più di 65 coppie stabili e felici: la gratitudine di uno dei due accompagnava i giorni migliori, con effetti visibili anche il giorno dopo. Secondo uno studio di Berkeley del 2012, chi apprezza di più il partner è anche più attento ai suoi bisogni, più impegnato e ha più probabilità di restare nella relazione nel tempo (una correlazione, non una prova di causa). Nel bilancio, quindi, ognuno dice tre cose precise per cui è grato all’altro: «quando a ottobre hai accompagnato tu mia madre alla visita», non «ci sei sempre». Sui gesti che arrivano meglio, leggi che cos’è il linguaggio dell’amore.
Buoni propositi di coppia: tre cose nuove da fare insieme
In tre esperimenti pubblicati nel 2000, il gruppo dello psicologo Arthur Aron, a Stony Brook, ha fatto svolgere alle coppie un compito di sette minuti, nuovo e stimolante oppure banale: dopo quello nuovo la qualità percepita della relazione cresceva di più. Dal laboratorio a casa il salto lo facciamo noi, ma provare costa poco: scegli con il partner tre esperienze mai fatte e fissale in calendario, come un corso di ballo o un weekend in una città che nessuno dei due conosce. Per altre idee, leggi che cosa fanno di diverso le coppie felici.
Se sei single: un piano per conoscere qualcuno nel 2027
Nel passo 3 l’amore prende un voto come le altre aree, non un verdetto su di te. Dopo un anno di appuntamenti deludenti viene spontaneo scrivere propositi di difesa, come «non voglio un’altra delusione». In un esperimento pubblicato nel 2006, Amy Strachman e Shelly Gable hanno visto che chi tendeva molto a evitare esperienze sociali negative, se l’obiettivo assegnato era di difesa anziché di avvicinamento, ricordava più informazioni negative e mostrava più antipatia verso uno sconosciuto. Meglio scrivere «voglio conoscere persone che condividono i miei valori» e aggiungere qualche «se… allora…»:
- Se è domenica sera, allora apro l’app e scrivo a due persone.
- Se qualcuno mi invita a una cena della comunità o a una festa del 28 novembre, allora dico sì.
- Se un appuntamento va male, allora il giorno dopo annoto una cosa che ho capito e passo oltre.
Per il profilo c’è la guida su come creare un profilo fantastico per un’app di incontri; qui trovi invece tre modi per incontrare single albanesi.
Negli Stati Uniti, secondo un sondaggio nazionale del 2017 analizzato a Stanford, internet ha superato gli amici ed è diventato il modo più comune in cui si conoscono le coppie eterosessuali. Se cerchi una persona albanese, o qualcuno che conosca la tua cultura, dua.com è nata per questo. Lirije e Besarti ci hanno fatto match il 3 gennaio 2024, e lui le ha chiesto di sposarlo la notte di Capodanno, a Bolzano: qui c’è la loro storia.
Le tradizioni di Capodanno in Italia e in Albania
Per molti albanesi d’Italia la stagione delle feste comincia il 28 novembre, giorno dell’Indipendenza dell’Albania (1912), con le serate delle associazioni albanesi nelle città italiane.
In Italia
Secondo italia.it, il portale ufficiale del turismo, a Capodanno si indossa qualcosa di rosso, spesso l’intimo, perché porterebbe fortuna, e a cena arrivano cotechino o zampone con le lenticchie. L’usanza delle lenticchie risalirebbe ai Romani, che a fine anno regalavano una scarsella, una borsa di cuoio piena di lenticchie, con l’augurio che si trasformassero in monete. A Napoli e in altre zone del Sud, a mezzanotte, si mangiano dodici chicchi d’uva, come i mesi dell’anno: un rito arrivato dalla Spagna.
Nelle famiglie albanesi
In Albania la cena del 31 dicembre conta più di Natale e riunisce anche i parenti che vivono all’estero. Sotto il regime comunista le feste religiose erano vietate, e il Capodanno, festa laica, ne ha preso il posto. Per 45 anni anche l’abete addobbato si è chiamato «albero di Capodanno»: il museo Bunk’Art 1 di Tirana ne espone uno e ricorda che allora si decorava con catene di carta colorata e cotone al posto della neve.
In tavola c’è il tacchino (gjel deti) con il përshesh, pane spezzettato e bagnato nel brodo del tacchino, e poi la bakllava e un bicchiere di raki. In molte famiglie, per il 1º gennaio, si nasconde una moneta da un lek nel byrek o nel pane: chi la trova nella sua fetta, si dice, avrà un buon anno. Chi entra per primo in casa nell’anno nuovo deve farlo con il piede destro. E nell’ultima settimana di dicembre si fanno le pulizie a fondo, come racconta la nostra pagina in albanese sulle feste di fine anno. Il 1º e il 2 gennaio sono festivi sia in Albania sia in Kosovo, e a mezzanotte ci si augura Gëzuar Vitin e Ri! In una coppia mista nessuno deve rinunciare a niente: lenticchie a mezzanotte e bakllava subito dopo.
Il calendario da qui al 1º febbraio
- Entro fine novembre: decidi dove passerai le feste. Se le due famiglie vivono in Paesi diversi, passa il Natale con una e il Capodanno con l’altra, e l’anno dopo inverti.
- Una sera tra il 10 e il 20 dicembre: il bilancio in sette passi, prima delle cene con i parenti.
- Entro il 31 dicembre: il messaggio di ringraziamento e la scelta della persona che ti sosterrà.
- Lunedì 4 gennaio 2027: il primo lunedì dell’anno. Si parte.
- Lunedì 1º febbraio: primo controllo di cinque minuti sul quaderno.
Domande frequenti
Come si fa un bilancio di fine anno?
Prenditi un’ora, ripassa il 2026 mese per mese e dai un voto da 1 a 10 alle aree della tua vita. Poi scrivi fino a cinque cose per cui sei grato e scegli al massimo tre obiettivi per il 2027.
Quanti buoni propositi conviene fare?
Uno o due, al massimo tre. In un esperimento svedese pubblicato nel 2020 i partecipanti ne avevano in media 1,8, e il gruppo con il pacchetto più completo (obiettivi SMART e sei tappe intermedie) non ha fatto meglio del gruppo di controllo.
Come mantenere i buoni propositi?
Scrivili come passi verso qualcosa, non come divieti, e lega ognuno a un piano «se… allora…» che preveda anche l’ostacolo più probabile. Racconta il proposito a una persona di fiducia e ricontrollalo il 1º di ogni mese; se salta, ricomincia il lunedì dopo.
Perché i buoni propositi falliscono?
Nel sondaggio YouGov di gennaio 2026, tra gli ostacoli più frequenti c’erano la mancanza di tempo (39%), la mancanza di motivazione e i costi. Gli studi indicano altri due punti deboli: propositi scritti «contro» qualcosa invece che «verso», e nessun piano su quando e dove agire.
I buoni propositi funzionano davvero?
Sembra di sì. In uno studio americano pubblicato nel 2002, a sei mesi ce la faceva senza interruzioni il 46% di chi aveva un proposito di Capodanno, contro il 4% di chi voleva cambiare più avanti, senza un proposito. In Svezia, dopo un anno, si considerava riuscito il 55% di chi aveva risposto. Sono dati dichiarati dai partecipanti, non prove di causa.
Come fare un bilancio di coppia senza litigare?
Serve una sera senza telefoni: si parla uno alla volta e chi ascolta riassume prima di rispondere. Si parte da ciò che è andato bene; poi ognuno dice che cosa cambierà di sé, non che cosa dovrebbe cambiare l’altro.





